Disfatta per il processo di pace in Irlanda del Nord

Analisi di Ciarán Dunbar
Il diplomatico statutitense Richard Haass e’ attualmente in Irlanda del Nord per presiedere ai colloqui fra i partiti politici su questioni controverse dopo un’estate di rivolte e disordini nella regione.
Richard Haass
Haass è un diplomatico di grande esperienza che cercherà trovare soluzioni a una serie di questioni difficili: le parate –dei gruppi lealisti / protestanti-, la questione delle bandiere e quella di “come affrontare il passato.”
Sono pochi quelli che credono che Haass riuscirà a portare a termine più di una dichiarazione simbolica che comunque non risolverà nulla nel lungo termine .. “
Ma questo conflitto non era stato risolto con la firma dell’Accordo del Venerdì Santo nel 1998? Sì e no. Il problema con l’ Accordo del Venerdì Santo è che era essenzialmente un inganno politico, un accordo di non essere d’accordo.
Le bugie hanno le gambe corte e il giorno della verità pare essere prossimo.
I disaccordi si sono presentati quando i nazionalisti del Consiglio Municipale di Belfast hanno votato per la fine della pratica di avere la bandiera britannica issata a tutte le ore di tutti i giorni dell’anno sul palazzo del municipio. Alla fine sono venuti a un compromesso con Alliance Party- un partito dalle visione unioniste moderate- che stabilisce che la bandiera sia issata soltanto nei giorni dedicati a feste e occasioni pubbliche, circa 21 giorni all’anno, come nella stessa Gran Bretagna.
Questo non è stato tuttavia accettato dagli unionisti e proteste dei lealisti –altro nome per unionisti spesso riferito a classe lavoratrice popolare- sono cominciate mentre la questione era ancora dibattuta nella sala del consiglio e hanno portato a mesi di proteste talora violente e guidate, almeno in parte, da gruppi paramilitari.
Lo stesso poeta Seamus Heaney, Nobel per la litteratura 1995, recentemente scomparso, si era espresso sulle restrizioni di issare bandiere 365 giorni all’anno definendola inutilmente provocatoria, considerando che, ormai l’Irlanda del Nord non farà mai parte di un’Irlanda Unita.
I Nazionalisti tuttavia, sostengono che ci dovrebbe essere ugualianza per i loro simboli politici e che tale mancanza determina un difetto di neutralità.
Numerosi lealisti interpretano questo come una “guerra culturale” contro loro e che i nazionalisti dovrebbero accettare che simboli e cultura britannici sono dominanti dovuto al fatto che l’Irlanda del Nord fa effettivamente parte del Regno Unito.
I Lealisti altresì credono alla loro totale libertà di organizzare e avere le loro parate “orangiste” dove e quando vogliono, affermando che queste sono parte della loro cultura e si tratta quindi di una questione di libertà di espressione.
I nazionalisti tuttavia credono che una buona parte di questa cultura sia inaccettabile a causa dei suoi toni violenti associati a comportamenti settari e antisociali, e che di conseguenza dovrebbero essere oggetto di restrizioni, scrutinio e consenso se intendono passare in o vicino a zone a maggioranza nazionalista.
Un’altra questione non risolta rimane quella del “passato” e di come dare forma a una visione comune della storia.

Numerosi commentatori considerano questo un compito impossibile per due gruppi che hanno una prospettiva storica separata da secoli. Impossibile accettare una narrativa ufficiale e comune all’Irlanda del Nord con l’implicito scopo di creare un’identità comune dell’Irlanda del nord, in breve fare ammettere all’IRA e i suoi discendenti che hanno sbagliato tutto –cosa del tutto improbabile-.
A un osservazione più attenta della situazione attuale, più che una “guerra culturale” secondo quanto affermano i lealisti, si può notare che i nazionalisti e lo Sinn Féin, si sono opposti ai simboli politici unionisti per celare il fatto che hanno completamente fallito nel loro scopo di portare l’unità in Irlanda o anche l’ugualianza per l’identità irlandese in Irlanda del Nord, e in buona parte l’ugualianza in termini socio economici.

Non esiste alcuna minaccia allo stato dell’Irlanda del Nord in quanto parte del Regno Unito. A dispetto del fatto che soltanto il 48% della popolazione che si dichiara britannica –percentuale equivalente alla popolazione dalle fedi di tipo protestante. Alcuni sondaggi suggeriscono che attualmente soltanto 4% della popolazione sosterrebbe un’immediata Irlanda Unita.

Tuttavia molti unionisti non danno peso a queste percentuali assumendo che sono così basse a causa delle difficoltà economiche della Repubblica d’Irlanda e sulla base che un cattolico, anche se non nazionalista, poco probabilmente sceglierebbe di essere un suddito della monarca britannica Elisabetta II.
La verità è che l’unionismo ha vinto il conflitto senza riserve, ma il loro costante allarmismo ha convinto buona parte della popolazione unionista che questo non è il caso.

La classe lavoratrice lealista, quando messa di fronte a questa analisi, risponde chiedendo perché Martin McGuinness, noto ex membro dell’IRA, è il vice primo ministro dell’Irlanda del Nord.

La risposta è che lui ha un mandato democratico secondo gli accordi di divisione del potere dell’Accordo del Venerdì Santo, accordo che molti lealisti cercano di smantellare –perché? Perché Martin McGuinness è viceministro nel “loro” paese.
Ma la verità è che molti unionisti si chiedono –“come sarebbe una vittoria totale?”, o quanto del processo di pace può essere disfatto per negare le conquiste moderate del nazionalisti? Si dimentica spesso che solo 50% degli unionisti votò a favore dell’Accordo del Venerdì Santo e che il maggiore partito unionista oggi, il DUP, si era opposto e tuttora si oppone all’accordo.
Poche persone credono che le difficoltà presenti possano provocare la ripresa in grande scala delle violenze, ma molti sentono che le relazioni fra le due comunità continueranno a deteriorarsi e quindi minacciare le basi della pace.
Il Signor Haass ha un gran lavoro da fare.

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